Barbara Lini, una spettatrice

Entanglement, luglio 2015

Io, come spettatrice, sin dall’inizio mi sono trovata immersa in un’atmosfera multisensoriale e a volte sinestesica e, pian piano condotta a un coinvolgimento psicofisico totale che non ha ammesso, in me, reazioni tiepide. I movimenti, la gestualità, le espressioni del viso che ho visto sulla scena sono nate dalle dodici danzatrici che sono le assolute protagoniste, le vere creatrici del dramma. Le danzatrici, nel momento creativo, nel loro tendere a questo livello di spontaneità, suppongo abbiano attinto automaticamente al serbatoio di emozioni e memorie infantili e di conseguenza, hanno agito sull’immaginazione ed è in questa fase di soggettivazione del ricordo che, in effetti, sta l’atto creativo individuale, ciò che tra l’altro, ha reso possibile l’empatia tra pubblico e la scena, io, come spettatrice, ho riconosciuto qualcosa che appartiene alla mia storia personale, le danzatrici hanno utilizzato la corporeità per disegnare delle coreografie che non sono una partitura di passi astratti dettati da una coreografa o da un regista, quanto il risultato di un’analisi personale che nasce da un’istanza reale, da problemi fisici, da tematiche specifiche. L’effetto che ne trasparisce, è nel sentire le loro motivazioni vere e interiori, non tanto vedere il modo in cui esse si muovono, un ambito emotivo personale che si manifesta in espressione corporea come comunicazione; è da questi moti dell’anima, infatti, che si è scatenato il processo empatico con il pubblico creando un tutt’uno ed è stato mediante il contatto visivo instaurato con un altro corpo vivo che l’empatia ha avuto inizio, restituendo emozioni reali. Personalmente credo che il corpo sia la materia scenica principale per comunicare con il pubblico poiché siamo consapevoli che il corpo non sia solo qualcosa che si possiede, ma è parte costitutiva dell’individualità, dell’essere al mondo di ciascuno di noi, possediamo un corpo e allo stesso tempo “siamo” un corpo. L’idea di persona come unità di elementi visibili, fisici e concreti, ed elementi invisibili, come pensieri ma anche passioni e sentimenti, s’incarna nella presenza del corpo, mediante il quale riconosciamo la nostra esistenza e la legittimiamo agli occhi degli altri. Quindi, queste dodici splendide danzatrici sono riuscite a trasmettermi il messaggio che il corpo, sensibile, limitato e particolare, può divenire espressione di un qualcosa di trascendente, illimitato e universale. Anche l’uso della parola, con la lettura nella seconda parte dell'Inno a Venere tratto dal "De Rerum Natura" di Lucrezio e in generale della voce, ha assunto unito alla danza una valenza gestuale legata alla realtà fisica dei corpi. La lettura utilizzata ha avuti una rilevanza, sia sonora sia semantica, essenziale. In quest’ottica il ruolo della musica è estremamente rilevante. Durante il momento dell’improvvisazione la musica ha avuto un ruolo secondario; è stata come parte di una ‘risposta’ o come un accompagnamento e sollecitazione. È stato un apparire discreto, l’arpa, suonata magistralmente dal maestro Raoul Moretti, inizialmente ha creato un sottofondo costante ma non invadente, per poi connotarsi a poco a poco come un accompagnamento emotivo delle azioni. La musica può dire cose che non possono essere dette con le parole, la musica dialoga con l’emozionalità dell’uomo in modo diretto e spontaneo, mediante contenuti intimi che si liberano all’interno di una forma molto rigorosa con la scansione che la musica determina; momenti di dissonanza sono poi accostati ad altri perfettamente assonanti, spesso caratterizzati da azioni con più strumenti musicali suonati da Pierangelo Pandiscia. Un simile uso della musica si pone in completa antitesi rispetto al tradizionale rapporto musica-danza sia nella tradizione del balletto, dove esiste una partitura musicale e coreografica fissa e in cui i movimenti seguono l’esecuzione musicale di cui si fanno in qualche modo espressione astratta e idealizzata sia nella danza moderna, che recuperando spesso una dimensione originaria del rapporto movimento-ritmo e che comunque lavora sull’armonia dei due elementi. E’ stato necessario quindi essere disposti all’ascolto e alla ricezione diversa e alla fruizione di un’opera narrativa originale, i cui meccanismi d’immedesimazione hanno rispecchiato le mie aspettative anche inconsce; corpo e movimento, che si caratterizzano come elementi basilari nella danza, hanno a che fare con esperienze elementari della vita umana; il nostro corpo è un corpo vivo che si fa anche specchio del pensiero tramite l’espressività. È quella consapevolezza comune del proprio corpo, del proprio movimento e dei suoi rimandi interiori, che rende possibile l’empatia tra spettatore e danzatrici. Mi sono resa conto che l’intera gamma delle mie emozioni era straripata dal mio cuore: piacere, tristezza, sofferenza, felicità, perfino emozioni che pensavo non esistessero perché erano rimaste sepolte in fondo al mio cuore. In un attimo il mio cuore si era aperto, e quando lo spettacolo è finito, mi sono sentita totalmente libera e allo stesso tempo avrei voluto continuasse, durante tutto lo spettacolo non mi sono mai sentita semplice voyeur ma partecipe attiva e concreta di questa autenticità rendendomi disponibile a mia volta alla sperimentazione multisensoriale e ai fenomeni sinestesici evocati dalle immagini che le danzatrici hanno saputo interpretare e trasmettere.

Grazie a tutte voi, spero di rivedervi presto!

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